Alimenti salutari
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Nutrateutico. E' un neologismo coniato dalla fusione tra i due termini
"nutrimento" e "farmaceutico" , e significa "alimento, o parti di esso,
che determina effetti benefici sulla salute". In realtà è necessario
distinguere tra alimenti veri e propri con specifiche influenze
sulla salute (alimenti funzionali) e le loro componenti singole
estratte dette appunto "nutraceutici". Anche se certi alimenti hanno un
effetto benefico sull' organismo, questi alimenti contengono un numero
elevato di sostanze ed è quindi difficile stabilire a quale attribuire
le proprietà. Spesso, anzi, la sostanza estratta dall'alimento, o
riprodotta in forma sintetica, si rivela del tutto inutile.
I contenuto qui esposti sono solo per illustrare le particolarità di
alcuni alimenti, non sono necessariamente relazionabili con la
Paleodieta.
CONTENUTO:
Broccoli
Germe di Grano
Grano
Saraceno
Luteina
Mukuna o mucuna
Olio extravergine di oliva
Ortica
Peperoncino
Polline
Vivo rosso ed alcol
Broccoli
I broccoli sono antitumorali se scottati a 60 gradi. Chiarimento
sull'azione antitumori dei broccoli cotti.
Una ricerca della università dell'Illinois ha simulato in laboratorio,
con una macchina masticatrice, cio che avviene sotto i nostri denti. La
frantumazione rompe le cellule dei broccoli crudi, che rilasciano un
enzima produttore di sostanze chimiche, i sulforafrani, che agiscono
come antitumorali. Il sulforafrano più efficace contro i tumori
rappresenta solo il 20 per cento dei sulforafrani forrnatisi. Il
restante 80% e poco attivo. Se prima della triturazione i broccoli sono
scottati a 60'C, le proporzioni si invertono e il sulforafrano "buono"
quadruplica. La cottura tradizionale (oltre i 100 gradi) invece
distrugge proprio l' enzima inizialmente alla base della formazione di
sulforafrani.
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Germe di Grano
Il germe di grano è una delle tre parti delle quali è composto
il seme del grano (crusca, amido, germe), e non è altro che la parte
dalla quale originerà la futura pianta. A dispetto del cereale così
come consumato oggi, ossia solo la parte amidacea, che fornisce solo
calorie senza nutrienti (micronutrienti), il germe, che dovrà dar vita
ad una nuova creatura vivente, è ricco di sostanze nutritiva
importanti, che lo rendono capace di coinvolgere diversi
aspetti del nostro star bene.
- disintossica e depura: lisina e triptofano eliminano le sostanze non
utilizzate dal sangue. In questo modo il sangue arriva pulito ai reni.
Inoltre apporta anche inositolo e colina, due sostanze che bruciano gli
accumuli di grasso;
- stimola i muscoli: il germe di grano è ricco di octacosanolo, lisina
ed arginina, sostanze che aumentano la resistenza dei muscoli e aiutano
la formazione della massa muscolare. In più garantisce anche un elevato
livello di magnesio, che, sciogliendo la tensione muscolare e liberando
dalla fatica, evita i crampi e gli strappi;
- ringiovanisce e da energia: ricco di magnesio, combatte fatica e
nervosismo, mentre la vitamina E ripulisce dall'interno la membrana
delle cellule, permettendo loro di difendersi meglio;
- aiuta i polmoni: la vitamina E ripulisce le vie respiratorie in
quanto stimola i macrofagi alveolari, anticorpi attivi nei polmoni. Lo
zolfo del germe assicura la buona funzionalità respiratoria, e la
vitamina A difende l'intero sistema respiratorio dai virus;
- alleato di vene e cuore: la presenza di acidi grassi polinsaturi
rafforzano le pareti delle cellule del sistema cardio-vascolare,
mantengono la giusta fluidità del sangue e abbassano il livello di
colesterolo;
- utile per abbassare la glicemia e il livello di glucidi nel sangue.
Il cromo e lo zinco aiutano l'organismo ad assorbire gli zuccheri e ad
immagazzinare l'insulina per poi rilasciarla gradualmente, evitando
così che la glicemia abbia impennate improvvise.
- ottimo anticolesterolo: la lecitina anticolesterolo da ossigeno alle
cellule e permette di conservare un'ottima forma fisica;
- assicura vitamine e sali minerali: il germe di grano è ricco di
fosforo, magnesio e molibdeno, tre sostanze che aumentano la
concentrazione, regolano la sintesi delle proteine, e migliorano la
resistenza fisica. In più contiene vitamine del gruppo B, garantendo il
magnesio in ogni cellula;
- indispensabile nelle diete equilibrate: il germe di grano contiene
proteine nobili, come miosina, globulina e glutenina, ideali per
rifornire il nostro organismo di tutto quello di cui ha bisogno.
Le donne saranno invece interessate oltremodo ai seguenti aspetti:
- aiuta nei periodi mestruali e in primavera: quando sentite che sta
per arrivare il ciclo, il germe di grano può efficacemente
regolarizzare il buon funzionamento della tiroide perchè contiene sia
il manganese (che stimola la produzione di tiroxina) sia il rame (che
tiene sotto controllo gli starnuti e gli occhi che lacrimano);
- nutre il viso stanco: il germe aiuta a prevenire l'inaridimento della
pelle, conserva l'equilibrio del film idrolipidico naturale e
garantisce un'azione nutriente e ristrutturante. Il tutto grazie agli
idratanti, alla vitamina F, a sostanze antiossidanti e alla vitamina B5;
- è un ottimo antismagliature: la vitamina B5 rallenta il processo di
indurimento del collagene, mantenendo la morbidezza e l'elasticità
della pelle. Il rame agisce in simbiosi, aiutando l'organismo a
produrre lo stesso collagene senza intoppi;
- rigenerante: utilizzare l'olio di germe di grano per nutrire e
rigenerare la pelle. Basta unire poche gocce al miele, stendere sul
viso e lasciare agire per 15 minuti. Sciacquare con acqua tiepida, e
ripetere ogni settimana se si vuole garantire un effetto immediato e
prolungato.
Il germe di grano si può consumare in qualsiasi piatto, in scaglie, in
polvere, o sotto forma di olio (in commercio anche associato ad altri
oli).
Si trova perlopiù in erboristeria.
Grano Saraceno
Per chi vuole mantenere l'utilizzo dei cereali, si segnala qui il grano
saraceno, che in realtà non è un cereale, ma appartiene alla famiglia
delle Poligonacee. Ha delle notevoli caratteristiche nutrizionali.
E' qualitativamente superiore al riso, al frumento e al mais,
soprattutto perché ha un indice glicemico più basso ed è più proteico.
Il contenuto in proteine è decisamente elevato, 14,1% contro 9,2% del
frumento tenero e 8,5% della farina di mais. Le sue proteine hanno il
più alto valore biologico del regno vegetale, in particolare la lisina,
aminoacido essenziale è presente in quantità superiori a quelle
dell’uovo. Infine la farina di grano saraceno è ricca di fibra e di
sali minerali.
Il suo utilizzo in sostituzione di altre farine, può aiutare ad
abbassare il colesterolo e a regolare i livelli glicemici nel sangue.
Il grano saraceno e' un alimento molto equilibrato, ricco in ferro,
vitamina B, vitamina E e magnesio.
Adatto nella convalescenza, nella gestazione, agli anziani; aiuta ad
eliminare dall'organismo i liquidi in eccesso ed ha una notevole azione
rivitalizzante su reni, cuore e ghiandole sessuali.
Luteina
La luteina è un carotenoide polare, presente in quantità significative
nella regione maculare della retina. In questo tessuto, essa viene
attivamente convertita in zeaxantina. È stato dimostrato che le
molecole di luteina creano una sorta di filtro nei confronti
dell'epitelio pigmentato retinico e dei fotorecettori. La luteina ha
diverse funzioni: svolge un'intensa attività anti-ossidante di tipo
scavenger (che consiste nell'eliminazione dei radicali liberi prodotti
nella retina), inibisce i danni derivanti dall'esposizione alla luce
blu e protegge la fovea dall'aberrazione cromatica che può ridurre
l'acuità visiva.
La luteina, che non viene prodotta dall'organismo ma assunta attraverso
il consumo di alimenti o integratori dietetici che la contengono, e la
zeaxantina (suo isomero), sono gli unici carotenoidi presenti
nell'occhio e si depositano nella regione maculare, così come nella
retina e nel cristallino, aumentando la densità della macula,
proteggendo in tal modo i tessuti dai danni di ossidazione da raggi UV
e inibendo al contempo l'azione dannosa dei radicali liberi
La luteina si trova in numerosi vegetali verdi o gialli (broccoli,
cavoli, spinaci, zucche, ecc..... Assunta dall'organismo con
l'alimentazione, si accumula nella parte della retina più importante
per la funzionalità visiva (la macula lutea), e aiuta nella prevenzione
della maculopatia retinica.
Questa attività protettiva è simile a quella esplicata dalle vitamine E
e C.
Infatti, anche queste vitamine esercitano un effetto protettivo nei
confronti del danno foto-ossidativo dell'epitelio pigmentato retinico.
Numerosi studi sperimentali hanno accertato che l'assunzione di
luteina, vitamina C e vitamina E, è in grado non solo di aumentare la
concentrazione di questi nutrienti a livello retinico, ma anche di
esercitare un valido effetto protettivo nei confronti del danno
foto-ossidativo.
Gli spinaci sono un'ottima fonte di luteina e zeaxantina, due potenti
carotenoidi antiossidanti che ti proteggono gli occhi dai danni
dell'invecchiamento: ne contengono ben 485 microgrammi per etto. Uno
studio condotto dalla Tufts University ha rivelato che chi mangia
spesso spinaci riduce del 43% il rischio di contrarre la degenerazione
maculare senile, una grave patologia della retina.
Verdure: Contenuto di luteina (mg/100 g)*
Carote crude 0,26
Cavoli 21,9 <===
Cavolini di Bruxelles 1,30
Spinaci crudi 10,0 <===
Grano 0,78
Broccoli 1,90
Piselli 1,70
Fagiolini 0,74
Pomodori 0,10
Lattuga 1,80
Verze 16,3 <===
Mukuna o mucuna(Mucuna
pruriens)
La mucuna è un legume, arbusto rampicante annuale che cresce spontaneo
in maggior parte nelle regioni tropicali e sub-tropicali.
Produce grandi foglie e grossi baccelli a forma di S ricoperti da
setole urticanti, contenenti semi di circa 1 cm di diametro.
Lo studio dei principi attivi ha dimostrato che l’azione della mucuna è
fondamentalmente legata all’elevato contenuto di L-dopa (precursore
della dopamina). La dopamina è un ormone che ha un ruolo importante nel
cervello, e in particolare attiva la sensazione del piacere e del
benessere, è un neurotrasmettitore.
La mucuna è una pianta tradizionalmente utilizzata dall’Ayurveda
(medicina tradizionale dell’India), il levodopa (L-dopa) stimola la
ghiandola pituitaria o ipofisi, posta alla base del cervello, a
produrre l’ormone della crescita, la cui funzione è quella di mantenere
giovane l’organismo. L’ormone della crescita favorisce l’aumento di
massa muscolare e sfavorisce l’accumulo di massa grassa, migliora la
resistenza ed il livello energetico, accresce la sensazione di
benessere ed esercita un’influenza positiva su numerosi altri aspetti
della salute.
I trattamenti più efficaci per i quali è utilizzata sono quelli contro
il morbo de Parkinson e contro i disturbi erettili.
Morbo di Parkinson: la carenza di dopamina è responsabile della perdita
di controllo dei movimenti del corpo. La forma naturale sarebbe
tollerata meglio di quella sintetica. L’aumento della dopamina
cerebrale favorisce il recupero degli impulsi e diminuisce quindi la
rigidità muscolare e i tremiti.
È stata a lungo utilizzata come afrodisiaco e soprattutto contro i
disturbi erettili, e questo può essere spiegato dall’aumento del tasso
di ormoni steroidei.
La medicina Ayurvedica è il sistema medico tradizionale più antico del
mondo ed è il solo fondato su principi scientifici.
Il primo impiego dell'erba mucuna in medicina ayurvedica risale a più
di 4500 anni. Infatti, mucuna pruriens ha certamente un profilo
biochimico affascinante e contiene una multitudine di principi attivi
interessanti. Tra gli altri impieghi in medicina ayurvedica:
ristabilire la libido ad un livello soddisfacente (combinato al
tribulus terrestris) accrescendo il livello di testosterone, nei casi
di sterilità maschile e femminile(accresce degli spermatozoi e
favorisce l’ovulazione), per migliorare la vivacità di spirito, il
coordinamento motorio e lottare contro le apatie.
In uno studio sul morbo di Parkinson, a parità di principio attivo,
un’estratto di mucuna pruriens si è rivelato da 2 a 3 volte superiore
alla L-dopa sintetica, suggerendo che è il profilo biochimico globale
dell’erba, e non solo il principio attivo, ad accrescere la sua
efficacia sui sintomi della malattia. Altri studi hanno evidenziato che
i benefici neurologici si ottengono con una ottima tolleranza ed una
quasi assenza di effetti secondari, contrariamente a ciò che capita con
la l-dopa di sintesi. La somministrazione concomitante di un estratto
di erba tribulus terrestris è tale da accrescere la quantità di L-dopa
che raggiunge il cervello (il tribulus contiene un inibitore della
monoaminaossidasi, un’ enzima che degrada la dopamina).
Olio extravergine di oliva
Scegliere l’olio extravergine come condimento per i nostri piatti,
conciliando gusto e mangiar bene, è un vantaggio per la nostra salute.
Ora sappiamo che l’olio possiede un composto naturale finora
sconosciuto, un antinfiammatorio che lo impreziosisce ancora di più:
l’oleocantale. Come spiegano Gary Beauchamp Paul Breslin del Monell
Chemical Senses Center, Philadelphia, ha gli stessi effetti
dell'ibuprofene uno degli antidolorifici non sterodei (NSAIDs) più
usati. Secondo quanto riferito sulla rivista Nature la presenza di
questo composto potrebbe essere all'origine delle proprietà benefiche
dell'olio d'oliva, infatti come l'ibuprofene anche questa sostanza,
assunta grazie a un regolare consumo di olio, a lungo termine potrebbe
essere anticancerogena. Questa scoperta si deve alla buona forchetta di
Beauchamp che, nel corso di un meeting di gastronomia, di fronte a un
prelibato piatto condito con il condimento dorato, ebbe un’intuizione.
Qualcosa nell’olio dà in gola un gusto acre, pungente come quello
dell’ibuprofene. Così si è imbattuto in un composto fino ad allora
sconosciuto e lo ha battezzato oleocantale, nome che si sta ad indicare
che trattasi di un'aldeide (ale), che deriva dall'olio d'oliva (oleo) e
che e' pungente (canth). Per verificare che veramente l'oleocantale
fosse responsabile del sapore pungente del condimento gli scienziati
hanno poi testato diverse qualità d'olio d'oliva verificando che
maggiore era il contenuto di oleocantale in ciascuna, più forte il
gusto pungente dell'olio. Inoltre non contenti i ricercatori hanno
ricostruito in laboratorio la forma sintetica della molecola
constatando che aveva identiche caratteristiche di quella naturale. Per
vedere poi se la sensazione che aveva portato Beauchamp sulle tracce
della molecola non fosse infondata, l'esperto ha testato le proprieta'
antinfiammatorie e antidolorifiche dell'oleocantale trovandolo capace
di inibire gli enzimi COX-1 e COX-2, proprio i bersagli
dell'ibuprofene. Non c'e' dubbio quindi che l'oleocantale sia a sua
volta un antidolorifico ed ora si dovrà scoprire il suo meccanismo
d'azione. ''La dieta mediterranea, della quale l'olio d'oliva e' una
componente centrale dichiara Breslin - e' da tempo associata a
molteplici effetti benefici per la salute, riducendo rischio di infarto
e ictus, alcuni tipi di tumore e di demenza. Effetti benefici simili
aggiunge Breslin sono associati all'uso prolungato di alcuni NSAIDs
come aspirina e ibuprofene''. ''Adesso che sappiamo dell'esistenza
dell'oleocantale e delle sue proprietà antinfiammatorie dichiara
l'esperto sembra plausibile che la molecola giochi un ruolo causale
negli effetti benefici della dieta dove l'olio d'oliva e' la principale
sorgente di grassi''.
Ortica (Urtica dioica)
L' ortica è una delle migliori piante medicinali che possediamo. Se
l’umanità sapesse quant’ e grande il suo potere curativo, forse non
coltiverebbe altro, ma solo in pochi lo sanno.
L’ortica e medicamentosa dalla radice allo stelo, dalle foglie al
fiore. Sin dall’antichità godeva di grande prestigio.
L’Ortica è la nostra migliore pianta medicinale depuratrice del sangue
e contemporaneamente antianemica. Avendo inoltre una buona influenza
sul pancreas, la tisana di Ortica fa calare il tenore in zucchero nel
sangue. Guarisce inoltre le malattie e le infezioni delle vie urinarie
e la ritenzione patologica dell’urina. Ha anche un effetto accelerante
del movimento intestinale.
A partire da una certa età diminuisce il contenuto in ferro
nell’organismo. Di conseguenza si manifestano degli stati di stanchezza
e di esaurimento, ci si sente vecchi e meno capaci. In questi casi
porterà a degli ottimi risultati l’uso dell’Ortica fresca che contiene
del ferro. Essa ci aiuta a superare questa situazione difficile. Dopo
una cura a base di Ortica si ricuperano rapidamente le forze, tornano
I’energia e la voglia di lavorare; anche l'aspetto esterno migliora.
E' utile anche per i capelli: La tintura d’Ortica è particolarmente
benefica per qualsiasi tipo di capello.
Secondo alcuni naturopati, nelle malattie gravi occorre sorseggiarne
almeno due litri al giorno.
C'è anche chi si serve delle Ortiche per distruggere gli insetti ed i
parassiti del suo giardino. Si mette un grosso quantitativo di Ortiche
in un fusto contenente acqua e lo si lascia macerare per un certo
tempo. Con questa soluzione si innaffiano ripetutamente le piante, e
sembra efficace nel mantenerle prive da insetti e vermi.
Di mattina se ne può bere a digiuno una tazza mezz’ora prima della
prima colazione, e poi, a sorsetti, una o due tazze durante il resto
della giornata. Anche la tisana prima della prima colazione dovrebbe
essere bevuta a piccoli sorsetti per aumentarne l’efficacia. La si beve
senza zucchero (ha un sapore che ricorda quello del té verde). Ma è
possibile mescolarvi anche un poco camomilla o menta per migliorarne il
sapore.
La medicina popolare raccomanda di bere la tisana di Ortica per la
durata di diverse settimane contro i disturbi al fegato e alla bile e
contro le malattie della milza, persino nei tumori alla milza, nei
catarri gastrici e bronchiali, nei crampi e nelle ulcere allo stomaco,
nelle ulcere all’intestino e nelle malattie polmonari. Per conservare i
preziosi principi attivi, I’Ortica viene soltanto scottata. Nella cura
preventiva, durante tutto l’anno, si beve una sola tazza di tisana di
Ortica al giorno. Essa si dimostra di grande aiuto anche nelle malattie
virali e nell’eliminazione batterica.
E' comunque una pianta pienamente commestibile e si può preparare in
diversi modi, come condimento, nei minestroni o anche da sola.
Modalità di preparazione per la tisana (ma si può preparare in diversi
altri modi): Scottare un cucchiaino da dessert colmo di Ortica in una
tazza d’acqua e lasciare riposare il tutto per pochi minuti.
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Peperoncino (Capsico o Capsicum Annuum)
Statistiche ufficiali sulla mortalità per malattie cardiovascolari:
media Italia: 50%. Molise 57%; Calabria 53%; Campania e Sicilia 50%;
LUCANIA 21%. Premesso che tale comprensorio è UNIFORME in tutto, che
cosa privilegia tanto la Lucania?
E' che soltanto in Lucania si usa prevalentemente il peperoncino
polverizzato e con tutti i semi. Tale usanza è derivata dalla necessità
di commercializzare le migliaia di quintali che produce da tempo
immemorabile (polverizzato occupa meno spazio di quello intero o solo
frantumato) e, col seme, la polvere... pesa di più. Polverizzato
finemente (con la macina di pietra), aumentando, cioè la superficie di
contatto con i nostri agenti digestivi, il seme CEDE i suoi tesori
(acidi grassi insaturi, vitamine, principi attivi, ecc.) tanto utili
alla vita dei piccoli vasi e di tutto il circolo cardiaco. Disse Lino
Businco: "noi siamo la vita dei nostri capillari"... altrimenti, anche
se solo frantumato, il SEME passa indenne attraverso il nostro corpo
per assolvere degnamente il compito affidatogli dalla Natura
previdente: diffondere la specie.
Attenzione! Del peperoncino sono basilari QUATTRO condizioni, perchè
sia efficace al 100 per cento:
a) Sia CRUDO e conservato tale, fino al momento di spargerlo sulle
vivande (o nelle ostie, dopo i pasti, per i neofiti), in pillole o
capsule gastroresistenti durante i pasti
b) La quantità giornaliera complessiva sia PROPORZIONALE al peso
corporeo: un grammo per ogni 10 kg. di peso corporeo, in polvere con
tutti i semi oppure 2 compresse per ogni dieci kg. di peso corporeo, al
giorno durante i pasti, o 3 capsule g.r. x 10 kg. p.c. pro-die.
c) Sia usato per SEMPRE, possibilmente nel modo più naturale e cioè
sulle vivande, con le quali si amalgama e di cui esalta sapori ed
odori, per la delizia di palati esigenti.
d) Sia quello GIUSTO per VOI e cioè col tono di piccante adatto a VOI.
N.B. Un cucchiaino di caffè, medio, non troppo colmo = TRE grammi circa.
La malattia è provocata da uno squilibrio qualitativo e quantitativo
degli Elementi Vitali: protidi, lipidi, glucidi, vitamine, enzimi, sali
minerali ecc. dovuto a reiterati errori alimentari. ll Peperoncino,
reintegrando nella qualità e nella quantità LE VITAMINE, gli
enzimi,sali minerali, ecc. che distruggiamo cuocendo i cibi,
ristabilisce l'equilibrio biologico. Perciò, affinché ll Peperoncino
possa essere: un perfetto integratore vitaminico, deve essere: CRUDO,
in polvere fine,
coi SEMI: 1 grammo per ogni dieci kg. di peso corporeo, al giorno. E
tale cura dura tutta la vita.
Uso esterno: il peperoncino cura le infiammazioni, applicato sulla
pelle provoca la vasodilatazione e quindi è revulsivo in caso di
atralgie, di geloni, di nevralgie. La tintura diluita è di aiuto
per la crescita dei capelli. Non esagerare nell'uso perché potrebbe
causare necrosi. Non va applicato su cute lesionata e in chi è
allergico al peperoncino
La capsicina è in grado di mitigare i dolori causati dall’herpes
zoster. Nel mal di denti è utile mettere1-2 gocce di olio di
peperoncino alla base del dente dolorante e passa il dolore.
Come alimento: abbassa la pressione, stimola la circolazione sanguigna,
regola l'intestino, è utile in caso di emorroidi, per le disfunzioni
epatiche, cirrosi, reumatismi, artrosi, impedisce la putrefazione
intestinale. La capsicina, stimola la corteccia surrenale e aumenta la
produzione dei corticosteroidi, stimola la funzionalità cardiaca,
circolatoria, e respiratoria.
Ha una buona percentuale di vitamine, i semi contengono lecitina
(abbassa il colesterolo del sangue mantiene elastiche le arterie),
vitamine B2, PP, tocoferoli, provitamina A. Ha un elevato contenuto in
vitamina C, superiore agli agrumi. Assunto giornalmente nei cibi,
riduce l’incidenza di patologie tromboemboliche, favorisce la
digestione (in quanto stimola la secrezione gastrica) aiuta quindi
nella atonia gastrica. E'’ quindi utile integrare la propria dieta con
del peperoncino fresco o in polvere. Ma non eccedere nel consumo perché
potrebbe danneggiare i nervi periferici del gusto. Un eccesso (dosi
molto elevate) potrebbe causare perdita di appetito, gastrite cronica,
gastroenterite, stitichezza, e può danneggiare i reni, il fegato,
indurre ipotermia, manifestazioni anafilattiche e morte.
Un uso eccessivo in chi prende farmaci anticoagulanti o è soggetto ad
emorragie è da evitare.
Cellulite: Le qualità revulsive del capsicum trovano utilizzazione
anche nella cura della cellulite. Oltre alla utilizzazione
gastronomica, tante volte consigliata, si può usare l’argilla per fare
cataplasmi e impacchi.
Preparare con l’argilla un fango terapeutico aggiungendo 4 gr. di
peperoncino in polvere a 150 gr. di argilla.
Cura dimagrante: Col peperoncino si può dimagrire. Ne sono convinti i
professori Hanry ed Emery che sulla rivista scientifica “Human
nutrition” hanno pubblicato uno studio dal titolo “Effetti degli
alimenti piccanti sul metabolismo basale”. Fra l'altro i due studiosi
sostengono che 3 gr. di peperoncino piccante in polvere, mescolati con
3 gr. di senape costituiscono una ottima cura dimagrante. A conclusioni
simili è arrivato anche un gruppo di ricercatori dell’Università della
Tasmania. Secondo questi studiosi la capsicina contenuta nel
peperoncino accentua il consumo di calorie fino al 15%. Così, ad
esempio, un piatto di spaghetti che di solito fornisce 350 calorie,
scende a meno di 300 quando si aggiunge il peperoncino.
Eros: Scrive Tiziana Valpiana nel suo libro "Il peperone": “La
caratteristica fondamentale del peperoncino è senz’altro quella di
essere una pianta vitale. Esso è infatti in grado di stimolare tutte le
funzioni vitali del nostro organismo; e qual è più vitale della
pulsione sessuale? Il peperoncino, grazie ai suoi principi attivi, al
suo sapore, al suo colore e insomma alle sue mille qualità, è
senz’altro una delle piante più adatte a stimolare in noi il desiderio
sessuale e a metterci in grado di soddisfarlo". Ma al di là di queste
affermazioni un po’ generiche, il peperoncino è veramente afrodisiaco?
Qualcuno osserva che nei manuali di pozioni e filtri d'amore il
peperoncino non c'è mai. Questo però non significa niente, perché la
sua scoperta nei paesi Europei è piuttosto recente. Sviluppi e
risultati scientifici potrebbero venire da un momento all’altro, quando
sarà stata fatta piena luce su un ormone scoperto negli anni ‘70, il
VIP, sigla inglese di “vasoactive intestinal polypeptide”. Su “Vivere
meglio” del 1983 scrive Antonio Attanasio: “Quasi certamente il VIP è
implicato nella chiusura delle comunicazioni arterovenose che è
all'origine della tumescenza dei tessuti erettili: in altre parole, è
forse il VIP che provoca l’erezione nell’uomo e gli analoghi fenomeni
nella donna. Ma c'è di più, quando l’organismo aumenta la sua
produzione di VIP, si ha come risultato una dilatazione dei vasi
periferici (si diventa rossi in faccia) e la circolazione del sangue
aumenta insieme alla frequenza dei battiti cardiaci; parallelamente
aumenta la frequenza del respiro. Queste sono tutte reazioni
notoriamente collegate all’eccitazione sessuale, ma sono anche reazioni
provocate da cibi piccanti. Ed è facile immaginare che questi cibi
portino a simili reazioni proprio in conseguenza della liberazione di
VIP allorché essi entrano in contatto con la mucosa intestinale”.
“Tutto questo - conclude Attanasio - dovrebbe far guardare con maggiore
fiducia alle credenze tradizionali nell’efficacia del peperoncino e
altre spezie nel facilitare il comportamento erotico”.Al momento una
cosa è certa, il peperoncino è ricco di vitamina E, la “vitamina della
fecondità e della potenza sessuale”. Alcuni casi di cronaca recente
hanno reso di dominio pubblico che alcune creme e pozioni propagandate
come afrodisiache in realtà non erano altro che misture a base di
peperoncino.
Polline
E' un alimento completo. Ci potremo
nutrire di polline per mesi senza rischiare malattie da carenza
alimentare. E' eccezionalmente nutritivo anche per l'uomo (oltre che
per le api...).
L' introduzione del polline nella pratica medica fu casuale: Nel 1946
il sovietico Tutzine notò che i centenari che stava studiando erano in
maggioranza apicoltori, e facevano uso giornaliero di polline.
Ma cosa è il polline? E' il seme maschile dei fiori che grazie al vento
ed , appunto, alle api viene trasportato da un fiore all'altro.
Recentemente, lavori di ricerca fatti da medici spagnoli, hanno messo
in evidenza che somministrando il polline a lungo non si avevano
reazioni anafilattiche (allergie) nè anticorpi. Ricordiamo che il
polline raccolto dalle api è diverso da quello che in primavera aleggia
nell'aria, responsabile appunto di malattie allergiche.
Tra i prodotti dell'alveare è quello più equilibrato nei suoi vari
componenti , è infatti per metà alimento dinamogeno (miele), che dà
energia, e per metà plastico (gelatina reale) che fornisce proteine.
Sono oltre 50 le sostanze attive che le analisi di laboratorio hanno
riscontrato nel polline
Di rilievo sono:
Vitamine: B1,B2, B5, B6,PP, C .
Minerali: Potassio, Magnesio, Calcio, Ferro, Silicio, Fosforo .
Aminoacidi: Dei 22 aminoacidi conosciuti 20 sono presenti nel polline
ad alta concentrazione.
Interessante è la presenza di un aminoacido solfato, la metionina, che
fa parte di quei fattori alimentari che impediscono l'infiltrazione
grassa nel fegato o la curano se è già presente. Queste infiltrazioni
grasse sono il preludio della cirrosi epatica.
Importante è anche la presenza della rutina. Questa protegge i
capillari sanguigni, un deficit di rutina provoca un aumento di
permeabilità e fragilità delle pareti dei capillari e quindi è una
protezione anche per le emorragie.
Proprietà:
Rafforza il sistema immunitario.
Combatte i radicali liberi.
Ha una efficace azione antianemica
Aiuta le funzioni digestive ed intestinali.
Stabilizza l'appetito, combatte gli stati di astenia, nevrosi,
depressioni.
Possiede una notevole azione epatoprotettiva e interviene positivamente
nei processi arteriosclerotici in atto.
Aiuta nelle affezioni della prostata e interviene a restituire virilità
a chi ha difficoltà funzionali.
Spiccate proprietà antinfiammatorie e riequilibranti per l'intero
organismo .
Ottimo supporto per il sistema nervoso, utile in periodi di impegno
intellettuale, aiuta la memoria.
USO : 1 cucchiaino al giorno la mattina, a digiuno. Può essere assunto
allo stato naturale o miscelato al miele o bevande calde.
Vino rosso
Effetti del resvenatrolo, presente nel vino rosso soprattutto se
coltivato in climi freddi.
Il vino rosso contiene oltre 10 volte la quantità della sostanza
contenuta in quello bianco.
La quantità maggiore per esempio si trova nel Pinot nero, quella minore
nel Cabernet Sauvignon. Comunque la quantità contenuta è minima, e per
avere effetti significativi ottenuti nelle sperimentazioni su animali,
il numero di bicchieri giornalieri da bere sarebbe improponibile,
nell'ordine delle centinaia!
Tale sostanza è capace di mimare gli effetti prodotti da una dieta
ipocalorica, in grado di rallentare i processi di invecchiamento del
30% circa.
Un bicchiere di vino rosso al giorno è una usuale raccomandazione,
anche se in verità la quantità di resvenatrolo ivi contenuta è
bassissima. Il resvenatrolo è però instabile e si ossida, scomparendo,
dopo un giorno dalla apertura della bottiglia.
Il resvenatrolo è prodotto dalle piante in risposta a situazioni di
stress, come carenza di nutrienti, l'attacco di funghi o parassiti.
I ricercatori dell´Harvard Medical school e del National Institute of
Aging degli Stati Uniti hanno fatto una scoperta che potrebbe essere
molto importante per le persone affette da obesità. E' stato
sperimentato sui topi che, pur assumendo essi molti grassi e pur
diventando obesi, non si ammalano di diabete o comunque di patologie
legate alla obesità. Questo grazie ad una molecola - chiamata
resveratrol – presente nel vino rosso.
Le proprietà anti-invecchiamento di questa molecola sono state scoperte
recentemente, anche se da tempo si sa che il vino rosso ha un effetto
protettivo nei confronti di alcune malattie.
Nel 2003, la “ Nature” riportò il primo studio che dimostrava che il
lievito, trattato con resveratrol, viveva il 60% in più della norma.
Successivamente, la molecola ha dimostrato di avere le stesse capacità
su vermi, moscerini della frutta e pesci.
David Sinclair, uno degli autori della ricerca, ha spiegato che “ i
topi, dal punto di vista evolutivo sono molto più vicini all' uomo di
tutti gli altri organismi studiati finora, i risultati che abbiamo
ottenuto ci danno quindi la speranza che qualcosa di simile possa
accadere negli esseri umani".
L´esperimento è stato condotto su tre gruppi di topi: il primo gruppo
ha seguito una dieta normale; il secondo gruppo una dieta ipercalorica
in cui il 60% delle calorie proveniva dai grassi; il terzo gruppo ha
seguito la stessa dieta ipercalorica, ma è stato trattato con
resveratrol. I topi sono stati sottoposti alle diete differenziate a 52
settimane di vita. A 60 settimane i tassi di sopravvivenza degli ultimi
due gruppi hanno cominciato a divergere. A 114 settimane, il 58% dei
topi del secondo gruppo erano morti, mentre nel gruppo dei topi
trattati con il resveratrol e in quello dei topi che seguivano una
dieta normale, il tasso di mortalità era del 42%.
"Dopo sei mesi – ha affermato Rafael de Cabo, dell´Istituto Nazionale
per l´Invecchiamento – il resveratrol ha bloccato tutte le evoluzioni
negative sull´organismo di un regime alimentare troppo ricco di
calorie". "I benefici che abbiamo riscontrato nei topi obesi trattati
con questa molecola – ha detto Sinclair, uno dei fondatori di Sirtris,
una compagnia che sta iniziando una sperimentazione di resveratrol su
persone affette da diabete- sono un aumento della sensibilità
all´insulina, una diminuzione dei livelli di glucosio, tessuti di cuore
e fegato più sani”.
Ora non resta che attendere i risultati di successivi approfondimenti.
Alcol
Una nuova ricerca scientifica conferma che l’alcol, se bevuto con
moderazione, riduce il rischio di morte, e non solo per le malattie
cardiovascolari.
Uno studio dei Laboratori di Ricerca dell’Università Cattolica di
Campobasso conferma il ruolo benefico che un moderato consumo di alcol
ha sulla salute. E questa volta non si parla solo di malattie
cardiovascolari: bere con moderazione riduce infatti la mortalità
totale, indipendentemente dalle cause.
La ricerca, pubblicata dalla rivista americana Archives of Internal
Medicine, ha preso in esame 34 studi scientifici condotti negli ultimi
anni in tutto il mondo e li ha aggregati attraverso la metodologia
statistica della metanalisi, che permette di unire ricerche diverse
ponendole in un’unica visione complessiva. In questo modo è stato
possibile esaminare i dati su oltre un milione di persone, per le quali
l’abitudine di bere alcol è stata messa in relazione con la probabilità
di morte per qualsiasi causa.
Le conclusioni a cui sono arrivati i ricercatori della Cattolica di
Campobasso confermano con chiarezza che bere con moderazione ha un
effetto benefico sulla salute. C’è di più: mentre la maggior parte
delle osservazioni su questo argomento si erano concentrate fino ad
oggi sulle malattie cardiovascolari, termine che comprende eventi
clinici di varia gravità, lo studio pubblicato da Archives of Internal
Medicine dimostra un effetto positivo dell’alcol su un parametro
indiscutibile come la mortalità generale. Alcol come assicurazione
sulla vita quindi? Non del tutto. Moderazione è infatti la parola
chiave. La ricerca italiana ribadisce che un consumo eccessivo di
sostanze alcoliche è assolutamente dannoso, e per chi esagera con il
bicchiere la probabilità di morte non diminuisce affatto. Anzi: aumenta
nettamente.
“I nostri dati – dice Augusto Di Castelnuovo, principale autore dello
studio – mostrano che il consumo di piccole quantità di alcol porta ad
una riduzione della mortalità che può arrivare fino al 18%. Ma al di
sopra di un certo numero di bicchieri le cose cambiano drammaticamente:
chi beve troppo non solo perde questo vantaggio, ma aumenta il suo
rischio di morte proporzionalmente alla quantità di alcol consumato”.
Un dato molto importante che emerge ancora dallo studio della Cattolica
di Campobasso è il ridimensionamento dei cosiddetti “fattori
confondenti”. In passato è stata infatti ipotizzata la possibilità che
l’azione protettiva dell’alcol possa essere in realtà causata da altri
elementi. Potrebbe essere, infatti, che le persone capaci di assaporare
bevande alcoliche con moderazione, siano più attente alla loro salute:
magari fanno più sport, oppure mangiano meglio. Insomma, hanno uno
stile di vita migliore, e potrebbe essere questo, non l’alcol, a
mantenerli più sani. “Abbiamo esaminato con cura questo aspetto –
continua Di Castelnuovo – I nostri dati ci dicono che, anche prendendo
in considerazione tutti i principali fattori confondenti (come
l’alimentazione, l’attività sportiva o lo stato di salute delle persone
studiate), il consumo moderato di sostanze alcoliche continua a
mostrare un effetto nettamente positivo”. La ricerca evidenzia una
differenza molto importante tra uomini e donne. Se per i primi
l’effetto benefico si ha con 2-4 dosi al massimo (una dose corrisponde
tipicamente ad un bicchiere di vino o di birra), le seconde devono
stare più attente: per loro la protezione data dall’alcol sparisce già
dopo i due bicchieri al giorno. “Potrebbe essere – spiega Licia
Iacoviello, capo del Laboratorio di Epidemiologia Genetica ed
Ambientale, dove è stata svolta la ricerca – un fenomeno legato al
metabolismo. Sappiamo che nelle donne l’alcol etilico viene
metabolizzato differentemente nell’organismo, e le concentrazioni nel
sangue raggiungono valori più alti. Quindi con un consumo superiore
alle due dosi cominciano a farsi sentire gli effetti dannosi, come le
malattie del fegato o un aumentato rischio di certi tipi di tumore”.
Differenze emergono anche quando si guarda alle due sponde
dell’Atlantico. Lo studio della Cattolica ha infatti trovato che la
protezione offerta dal consumo moderato di alcol, negli uomini
americani, è minore rispetto agli europei. Per le donne, invece, la
situazione rimane sostanzialmente la stessa sia negli USA che in
Europa. Una possibile spiegazione del fenomeno potrebbe essere trovata
nel diverso modo di consumare alcol. Prima di tutto gli Europei tendono
più a bere vino rispetto ad altre bevande, e lo fanno soprattutto
durante i pasti. Due comportamenti abbastanza diversi da quelli degli
Americani. Quanto alle donne, nel loro caso si può pensare che le
modalità di consumo di alcol siano più o meno le stesse nei due
continenti, e quindi anche la risposta sia identica. E’ una questione
ancora aperta, che necessiterà di maggiori studi.
“Al centro di questa ricerca – dichiara Giovanni de Gaetano, Direttore
dei Laboratori di Ricerca della Cattolica di Campobasso – non c’è solo
l’alcol. E’ anche il modo in cui lo si beve a fare la differenza:
quantità piccole, magari durante i pasti, questo appare il modo giusto.
E’ un altro aspetto della dieta mediterranea, dove l’alcol, in
particolare il vino, è il compagno ideale di un pranzo o una cena, ma
poi non esiste più per il resto della giornata. Il messaggio che gli
studi scientifici come il nostro ci stanno confermando è semplice:
l’alcol può essere un elemento di tutto rispetto sulla nostra tavola.
Ma è positivo solo se inserito in un giusto stile di vita, dove la
moderazione ci guida ad un consumo di qualità e non certo di quantità”.