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glicemico degli alimenti
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Il concetto di indice glicemico e l'insulina.
Il concetto di indice glicemico ha visto la luce nel
1981. La sua importanza, in una sintesi estrema, è che è un
indice effettivo della "stimolazione insulinica" legata ad un dato
alimento.
Si crede erroneamente che solo un alto livello di zuccheri nel sangue
sia alla base di molte malattie, spesso ricondotte al diabete. In
realtà, il concetto esatto è: la presenza di alti livelli
dell'ormone insulina in circolo è estremamente dannosa. Ad esempio
può alzare il colesterolo e facilitare la formazione della placca
arteriosclerotica, pur con una glicemia nei limiti.
Privilegiare il consumo di cibi a basso IG:
- aiuta a controllare il peso corporeo
- diminuisce i rischi di diabete
- riduce il rischio di malattie cardiocircolatorie
- abbassa i livelli di colesterolo nel sangue
- aumenta il senso di sazietà tra i pasti
- aumenta la resistenza fisica
- nelle donne riduce i rischi di ovaia apolicistica
- etc...
Non c'è bisogno di fare calcoli complessi o pesare meticolosamente,
basta seguire poche regole a carattere generale e tenere a portata di
mano la tabella presente qui a seguire.
Ma cos'è in sintesi, l'insulina? L'insulina è definibile come "ormone
dell'immagazzinamento", perchè provoca accumulo di grasso nelle cellule
adipose (attenzione! Non è il grasso che viene ingerito!). Fino a che
il livello dell'insulina è alto il glucagone, l'ormone antagonista
dell'insulina, l'ormone del digiuno, quello che fa bruciare i grassi
accumulati, ed altri enzimi, non possono agire e quindi non sarà
possibile perdere peso! Lo stesso avviene se l'insulina in circolo è
alta per motivi fisiologici o patologici (es. insulino-resistenza, o il
diabete). E' un meccanismo perfetto, necessario ai nostri progenitori
delle ere passate per fronteggiare le scarsità di cibo, ma oggi il
contesto e il tipo di alimentazione lo stravolgono.
La strada per il
diabete.
Una recente teoria (rif. bibliografia) vede la continua ed
eccessiva stimolazione insulinica come la causa principale del diabete
di entrambi i tipi.
La continua presenza di alti livelli di insulina nel sangue inizierebbe
a creare una "assuefazione" all'insulina. Ossia sono necessari livelli
sempre più alti di insulina per abbassare il livello di zuccheri nel
sangue. E' la fase dell'insulinoresistenza che progressivamente porterà
ad avere livelli sempre più alti di insulina nel sangue, con un valore
di glicemia sempre più elevato. Si arriverebbe così al diabete di tipo
2. Protraendo questa situazione nel tempo, si arriverebbe
all'esaurimento progressivo delle cellule pancreatiche. L'impossibilità
di produrre insulina da parte del pancreas, sfocerebbe allora nel
diabete di tipo 1: assoluta necessità di avere insulina somministrata
per via esterna. Tale processo è legato fortemente alla tolleranza
individuale.
I
carboidrati
Esistono tre tipi di carboidrati: i monosaccaridi e i disaccaridi
(zuccheri semplici) e i polisaccaridi (carboidrati complessi). I
monosaccaridi, come il glucosio ed il fruttosio, contengono una sola
molecola di zucchero. I disaccaridi, come il saccarosio, il lattosio ed
il maltosio, sono costituiti da due molecole di zucchero legate
assieme. I polisaccaridi, come l' amido, il glicogeno e la cellulosa,
sono formati dal legame di diversi monosaccaridi, creando lunghe
molecole.
La
trasformazione dei carboidrati in glucosio
Il nostro intestino trasforma e scinde tutti i carboidrati che riceve
dal cibo in monosaccaridi. In questo modo potranno passare attraverso
la parete intestinale, e circolare nel flusso ematico. Quindi sono
trasportati verso il fegato, che li trasforma in glucosio. Il fegato lo
può far tornare nel flusso ematico a scopo energetico, ma se
nell'organismo vi è una quantità di glucosio superiore a quella di cui
si ha bisogno, lo può trasformare in glicogeno per essere
immagazzinato. Il rimanente glucosio nel sangue è convertito in grasso.
Per mantenere il glucosio del sangue entro valori tollerabili
interviene il pancreas, secernendo gli ormoni insulina e glucagone.
Quindi, un'assunzione eccessiva di carboidrati produce un aumento della
glicemia e innesca il rilascio dell'insulina che riequilibra la
situazione. Il picco insulinico è tanto maggiore quanto più alto è
l'indice glicemico dei carboidrati assunti.
Cos'è
l'indice glicemico?
L'aggettivo "glicemico" deriva dalla parola "glicemia" che sta ad
indicare la presenza di glucosio nel sangue. La risposta glicemica ad
un tipo di carboidrati esprime l'arricchimento di zuccheri nel sangue,
dopo aver consumato un certo tipo di carboidrati. I carboidrati situati
in cima della gamma delle possibili risposte glicemiche sono definiti
carboidrati ad elevata risposta glicemica.
Il raffronto tra la risposta glicemica indotta da carboidrati di un
dato tipo e quella di un carboidrato "standard", solitamente glucosio o
pane bianco, dà, come risultato, un confronto rappresentato dall'indice
glicemico che può, quindi, essere usato per valutare l'impatto che i
carboidrati ingeriti hanno sugli zuccheri presenti nel sangue.
L'indice glicemico è, quindi, la velocità con cui aumenta la glicemia
in seguito all'assunzione di 50 g del carboidrato sotto esame. L'indice
è espresso in termini percentuali, rapportandolo alla velocità
d'aumento con la stessa quantità del carboidrato di riferimento (indice
pari a 100): un indice glicemico di 50 significa che l'alimento innalza
la glicemia con una velocità che è la metà di quella del glucosio. L'indice glicemico nella tabella qui
presentata è riferito al glucosio. In altre tabelle che si trovano
nella letteratura scientifica l'alimento di riferimento è un
altro, spesso il pane bianco, un cibo tipico più vicino alla
realtà quotidiana rispetto al classico glucosio, che viene usato solo
in studi scientifici. Per calcolare l'indice glicemico rispetto al pane
bianco basta moltiplicare per 1,37.
La
resistenza all'insulina
I fattori principali che contribuiscono alla variazione della risposta
individuale ai carboidrati sono la resistenza all'insulina e il tipo
dei carboidrati assunti.
L' espressione "resistenza" all'insulina indica una situazione nella
quale il trasporto di glucosio nei tessuti sensibili all'insulina è
inibito, come nel diabete. A seconda del grado di resistenza
all'insulina, il glucosio e l'insulina possono aumentare dando via ad
una maggiore conversione di glucosio in grasso e ad un minore
immagazzinamento sotto forma di glicogeno. La scarsa tolleranza ai
carboidrati si traduce nella difficoltà a recuperare energia, una volta
portato a termine l'allenamento e a ricreare la riserva di glicogeno
nei tessuti muscolari. Di conseguenza l'atleta intollerante al glucosio
si ritrova con una quantità limitata di glicogeno muscolare,
presentando ovvie difficoltà a proseguire l'allenamento. Con le riserve
di glicogeno scarse, l'organismo dovrà affidarsi agli ormoni dello
stress, primo fra tutti il cortisone endogeno (cortisolo). L'aumento di
questo ormone genera resistenza all'insulina, e la sua presenza può
influire sulla tolleranza ai carboidrati.
Le
combinazioni alimentari e altri fattori che influenzano l' I.G.
A parità di quantità, la risposta glicemica indotta da un pasto misto,
a contenuto di proteine, carboidrati e grassi, è diversa da quella che
si può avere mangiando solo carboidrati. Infatti, un pasto misto è
digerito più lentamente: la maggior permanenza di questo pasto nello
stomaco deriva dal fatto che i suoi carboidrati sono rilasciati
nell'intestino tenue in modo più lento e, quindi, penetreranno nel
sangue più lentamente (ma gli effetti negativi di combinazioni
alimentari errate si notano altrove!). Però si possono aggiungere
grassi, che sono compatibili e rallentano la risposta glicemica. Anche
un pasto ricco di fibre rallenta l'assorbimento e abbassa quindi
l'indice glicemico del cibo ingerito.
Altro fattore è la cottura. Più un alimento è cotto e più questo viene
assimilato facilmente, aumentando così l' I.G. (ad esempio: Riso
istantaneo bollito per 1 min = 66; Riso istantaneo bollito per 6 min =
128 ! ).
Stress
e aumento di peso
L'accumulo di grasso e la difficoltà a perdere peso, possono essere
comunque legati anche ad altri fattori. Ad esempio lo stress. Lo stress
fa ingrassare: non solo perché può indurre a mangiare di più, ma
soprattutto perché fa assimilare di più quello che si mangia. Questo
effetto avviene sempre per via ormonale. I grassi che si accumulano per
lo stress si dispongono dove sono più pericolosi: intorno alla vita
(obesità centrale) con incidenza su ipertensione, diabete, malattie
cardiovascolari.
Studi di Zofia Zukowska della Georgetown University di Washington DC
hanno portato all'individuazione del meccanismo alla base dell'aumento
di peso indotto dallo stress. Questo sarebbe dovuto all'ormone
"neuropeptide Y" (NPY) che, in condizioni di stress, fa accumulare
maggiori quantità di grasso alle cellule del tessuto adiposo. «Sotto
stress - spiega Zukowska - molte persone tendono a mangiare di più, per
cui si pensa che lo stress danneggi la silhouette perché induce a
mangiare troppo. Ma questa è solo una parte del problema. Noi abbiamo
dimostrato che lo stress fa ingrassare anche per altre vie: non perché
induce a mangiare troppo, ma perché fa assimilare di più quello che si
mangia». Il neuropeptide Y, già noto per il suo ruolo di controllo
dell'appetito a livello cerebrale, ha in realtà un secondo ruolo prima
sconosciuto. «NPY agisce anche a livello dei nervi periferici che
innervano il tessuto adiposo - continua Zukowska - Lo stress attiva
questi nervi al rilascio di NPY, che stimola l'accumulo di grasso».
Questo effetto è ancora più evidente quando, sotto stress, si è presi
da "fame nervosa" e si mangia troppo.
Alcuni soggetti, invece, in periodi di stress tendono a dimagrire. C'è
una spiegazione anche per loro: i loro nervi periferici rilasciano un
altro messaggero chimico, la noradrenalina, che al contrario del NPY
induce a bruciare più grassi. Se si riuscisse a manipolare questo
meccanismo, si potrebbe indurre a comando l'eliminazione dei grassi e
quindi il dimagrimento.
La tabella qui sotto fornita è anche scaricabile in formato .pdf cliccando qui: Tabella indice glicemico.
I valori del proprio
colesterolo, glicemia e trigliceridi, in casa tramite un piccolo
dispositivo.
Vedere alla voce "salute" -> "autodiagnosi" su:
Tabella dell'indice glicemico degli alimenti più comuni
| 20-40 | |
| Yogurt scremato | 20 |
| Fagioli di Soia in scatola | 21 |
| Noccioline | 25 |
| Fagioli di Soia | 27 |
| Crusca di riso | 27 |
| Fagioli rossi | 32 |
| Ciliege | 32 |
| Fruttosio | 32 |
| Piselli secchi | 34 |
| Fagioli marroni | 36 |
| Orzo | 36 |
| Pompelmo | 38 |
| Lenticchie rosse | 38 |
| Latte intero | 40 |
| 40-80 | |
| Fagioli secchi | 41 |
| Salsicce | 42 |
| Lenticchie comuni | 42 |
| Fagiolo | 43 |
| Lenticchie verdi | 43 |
| Fagioli neri | 44 |
| Latte di Soia | 45 |
| Albicocca | 46 |
| Piselli bolliti | 46 |
| Latte scremato | 47 |
| Fettuccine | 47 |
| Segale | 49 |
| Cioccolato al latte senza zucchero | 50 |
| Vermicelli | 51 |
| Yogurt intero | 53 |
| Pere fresche | 54 |
| Spaghetti | 54 |
| Mela | 54 |
| Polpa di pomodoro | 55 |
| Pane d'orzo | 56 |
| Ravioli | 56 |
| Spaghetti cotti per 5 min. | 58 |
| Succo di mela | 60 |
| All Bran cereali | 63 |
| Pesca fresca | 63 |
| Pere in scatola | 64 |
| Zuppa di lenticchie in scatola | 64 |
| Cappellini | 65 |
| Maccheroni | 65 |
| Linguine | 65 |
| Riso istantaneo bollito per 1 min | 66 |
| Lattosio | 66 |
| Pan di Spagna | 66 |
| Uva | 67 |
| Succo di ananas | 68 |
| Pesche in scatola | 68 |
| Riso parboiled | 69 |
| Piselli verdi | 69 |
| Succo di pompelmo | 71 |
| Cioccolato | 71 |
| Pane di segale | 71 |
| Succo di arancia | 75 |
| Tortellini al formaggio | 75 |
| Kiwi | 77 |
| Torta comune | 77 |
| Patate dolci | 77 |
| Special K Kellogs | 78 |
| Banana | 78 |
| Grano saraceno | 78 |
| Cereali dolci | 78 |
| Spaghetti | 79 |
| Riso integrale (brown) | 79 |
| Farina di avena | 79 |
| Biscotti da tè | 79 |
| Pop corn | 79 |
| Muesli | 80 |
| Mango | 80 |
| Uva sultanina | 80 |
| Patate comuni bianche bollite | 80 |
| 80-100 | |
| Riso integrale | 81 |
| Riso bianco | 83 |
| Pasticcio di carne | 84 |
| Pizza al formaggio | 86 |
| Zuppa di piselli | 86 |
| Hamburger bun | 87 |
| Farina di fiocchi d'avena | 87 |
| Gelato | 87 |
| Barrette di muesli | 87 |
| Patate confezionate | 87 |
| McDonald' Smuffins | 88 |
| Biscotto di pastafrolla | 91 |
| Uva passa | 91 |
| Pane di segale | 92 |
| Maccheroni al formaggio | 92 |
| Saccarosio, zucchero di canna | 92 |
| Timballo | 93 |
| Cous cous | 93 |
| Cocomero | 93 |
| Patate al vapore | 93 |
| Ananas | 94 |
| Semolino | 94 |
| Gnocchi | 95 |
| Cornetti | 96 |
| Nocciole | 96 |
| Fanta | 97 |
| Mars barrette | 97 |
| Pane integrale di frumento | 97 |
| Frittella | 98 |
| Biscotti di frumento | 100 |
| Puré di patate | 100 |
| Carote | 100 |
| Pane bianco comune | 100 |
| oltre 100 | |
| Crackers | 102 |
| Melone | 103 |
| Panino | 104 |
| Miele | 104 |
| Patate bollite schiacciate | 104 |
| Corn chips | 105 |
| Panino ripieno | 106 |
| Patate fritte | 107 |
| Zucca | 107 |
| Cialde | 109 |
| Wafers alla vaniglia | 110 |
| Dolcetti di riso | 110 |
| Galletta tipo colazione | 113 |
| Ciambella salata | 116 |
| Patate al microonde | 117 |
| Cornflakes | 119 |
| Patate al forno | 121 |
| Patatine fritte croccanti | 124 |
| Riso parboiled, basso amido | 124 |
| Riso bianco, basso amido | 126 |
| Riso soffiato | 128 |
| Riso istantaneo bollito per 6 min | 128 |
| Pane di frumento senza glutine | 129 |
| Glucosio | 137 |
| Maltodestrine | 137 |
| Tavolette di glucosio | 146 |
| Maltosio | 150 |
| Tofu frozen dessert | 164 |
Birra
Da uno studio statunitense, rivolto ai diabetici e pubblicato sul JAMA
(Journal of American Medical Association): uno o due bicchieri al
giorno di bevande a basso contenuto alcolico forniscono protezione nei
confronti delle complicanze cardiovascolari del diabete di tipo 2, la
più diffusa forma di questa malattia. Al contrario di altre bevande
contenenti zuccheri, infatti, la birra non alza il livello di insulina.
In pratica, quanto finora era valido per la prevenzioni di infarti ed
aterosclerosi in pazienti a rischio di malattie cardiovascolari vale
ora anche per i malati di diabete. Comunque l'assunzione di alcolici
per i diabetici non vale in termini assoluti. Il via libera per il
consumo può e deve darlo solo il medico curante.
Pizza
Molte persone hanno notato che
la pizza sembra mantenere la loro glicemia alta più a lungo che un
altro cibo. Mentre la ragione per la quale succede questo rimane un
mistero, questa credenza popolare ha ora una conferma scientifica.
Studi hanno confrontato su pazienti insulino dipendenti l'effetto di un
pasto a base di pizza con quello prodotto da un pasto che contiene cibi
ad alto indice glicemico. Hanno scoperto che sebbene inizialmente
l'incremento della glicemia era simile per i due pasti, l'IG ha
continuato a salire ed è aumentato significativamente dalle 4 alle 9
ore successive dopo la pizza, diversamente che per il pasto di
controllo. Un effetto simile lo dà anche la focaccia salata.
Riso
Riso e patate sono alcuni dei
cibi più testati per gli indici glicemici.
Sono importanti sia perché se ne mangia una discreta quantità, sia
perché possono avere un IG alto. La Prof. Brand Miller riporta il
risultato di 49 studi sul riso. Gli indici trovati variano da 54 a 132.
Quale può essere la causa di una tale variabilità? Secondo la prof.
Brand Miller, per il riso una delle considerazioni più importanti
riguarda il rapporto che esiste tra "amilosio e amilopectina". Lei dice
che l'unico alimento integrale a grani che ha un IG alto è il riso a
basso contenuto di "amilosio". Esistono comunque alcune varietà di riso
(come il Basmati, un riso a grani lunghi, o il Doongara, una nuova
varietà australiana) che hanno valori intermedi di IG poiché hanno un
contenuto di "amilosio" maggiore che il riso normale.
Si può dire che esistono quattro tipi di riso: a grani lunghi, a grani
medi, a grani piccoli e quello che si chiama riso "dolce". Quest'ultimo
è quello usato normalmente nella cucina asiatica e non contiene
"amilosio", e quindi è quello dal più alto indice glicemico. Tra gli
altri tre tipi, il riso a grani lunghi è quello il cui contenuto di
amilosio è più alto, mentre quello a grani corti ha il contenuto di
amilosio più basso. Inoltre il riso, meno è raffinato, minore è il suo
IG.
Patate
La Prof. Brand Miller riporta
il risultato di 24 studi sulle patate. Gli indici trovati per le patate
variano da 67 a 158.
Secondo Brand Miller la varietà Pontiac è un caso a parte: queste
patate hanno una buccia rosa ed hanno un IG pari a 80, minore di quello
di altre varietà. A dire il vero, altri test dell'IG di patate novelle
e patate bianche danno risultati addirittura più bassi. La spiegazione
sta quasi certamente nel fatto che le Pontiac contengono poco amido.
Sembra cioè che ci sia una correlazione positiva tra contenuto di amido
e IG delle patate.
Latte
Il latte di mucca ha un IG da
39 (intero) a 46 scremato. Può essere interessante paragonarlo al latte
di soia che ha IG 43 e un contenuto di carboidrati pari a 4,5 g/100 ml.
Ciò non sorprende, dal momento che i fagioli di soia hanno IG pari a
25. Ma bisogna fare molta attenzione al fatto che non tutto il latte di
soia è prodotto allo stesso modo, quindi anche l'IG varia.
Si può notare inoltre che i carboidrati presenti nelle bevande di soia
hanno IG più basso del lattosio.
Fruttosio
Sciroppo di mais ad alto tenore di fruttosio
Maltodestrine
Lo sciroppo di mais ad alto tenore di fruttosio non è la stessa
cosa che il fruttosio. Mentre quest'ultimo è fruttosio puro, il primo è
un misto tra fruttosio e glucosio e il suo IG è inferiore (85-92,
laddove quello del pane bianco è 100).
Le maltodestrine hanno invece stesso IG del glucosio.
(fonte: www.albanesi.it)