La dieta (O
PROGRAMMA) di Okinawa
Dieta, ma non solo, per rimanere sani,
attivi e felici.
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Dagli studi effettuati nel corso degli anni sul mistero della longevità
degli abitanti di questo piccolo arcipelago nei mari del Giappone, ha
avuto origine "The Okinawa Program", ossia "Il programma
Okinawa". Questo perché è improprio parlare solo di dieta. Ci sono
anche altri fattori che influenzano il decorso della vita biologica.
L’arcipelago di Okinawa è territorio
giapponese ed è situato nel tratto di mare tra il Giappone e Taiwan.
L'arcipelago è stato annesso al Giappone nel 1879.
La particolarità degli abitanti l'arcipelago di Okinawa, è nella loro
longevità. La durata di vita media è di 81.2 anni, la più alta del
mondo ei centenari rappresentano il 20,6% della popolazione. In
particolare le donne vivono in media più di 84 anni, contro gli 83 del
Giappone e i 79 degli Usa.
Qual è il motivo per cui questa popolazione è così longeva? Perchè
l'incidenza di malattie come diabete, ictus, cardiopatie, cancro,
osteoporosi e altro, è molto inferiore al resto del mondo e persino del
Giappone? Gran parte del merito è da attribuire allo "ishokudoghen",
che in giapponese significa “il cibo è una medicina”.
Gli ultracentenari di Okinawa godono generalmente di perfetta salute,
sono ancora capaci di lavorare, pescare, ballare e praticare il Kobudo,
un'arte marziale locale. I ricercatori che da tempo studiano il
fenomeno Okinawa sostengono che, accanto anche ad una componente
biologica, il fattore che più incide sulla longevità degli abitanti
sarebbe la loro dieta.Dieta associata anche ad uno stile di vita
esemplare: niente alcool e fumo, poco stress e senso della
spiritualità.
Come si
mangia ad Okinawa?
Frutta, verdura, soia, derivati della soia e pesce locale in
abbondanza, inseriti in una dieta equilibrata, integrata dall'alga
konbu.
La quantità di riso è inferiore a quella utilizzata nel resto del
Giappone (pure basso nel il consumo di questo cereale).
Il pesce consumato è il doppio di quello mangiato rispetto alla media
giapponese, anch'essa relativamente alta, addirittura consumato nella
prima colazione.
Il consumo di pesce garantisce una buona quantità di Omega 3, i
grassi indispensabili all'uomo. La predominanza di pesce e di altri
prodotti del mare è comune al resto del Giappone, e origina dal motivo
che in passato la carne non veniva utilizzata per motivi religiosi.
Anche se, come detto, gli di Okinawa ne mangiano in proporzione
supariore, ma senza esagerare con le quantità totali.
A Okinawa sono consumate anche carne di maiale e bovina.
Uno dei piatti tipici è soki-soba, consistente in una zuppa calda con
spaghetti di riso, pezzi di maiale marinato e alga konbu.
Molto utilizzato anche il tofu, conosciuto anche come "formaggio di
soia".
La longevità sembra essere favorita dalla restrizione calorica e ad
Okinawa si mangiano moderate quantità di carboidrati, proteine e una
buona dose di Omega 3. Si tratta quindi, in definitiva, di una dieta
basata sulla teoria della restrizione calorica (fino a 1100 calorie
giornaliere) e con una elevata componente in vitamine, amminoacidi e
sali minerali.
In definitiva, se vogliamo parlare di
una "Dieta Okinawa" questa può dirsi molto simile all'alimentazione dei
nostri progenitori. Ossia alla dieta paleolitica.
Non solo dieta. La
vita ad Okinawa.
Si vive molto più a lungo e ci
si ammala meno. Il segreto? Dieta, allegria e "yuimaru".
Se si chiede la
ricetta della sua longevità alla pescivendola 97enne, che da tempo
immemorabile comincia la giornata con soia tostata e una lattina di
cola (anche se confessa che preferirebbe la birra), lei risponde che
"bisogna mangiare molto pesce e molta verdura. E mai riempire del tutto
lo stomaco: meglio lasciarne vuoto almeno un quinto".
Kazuhiko Taira, gerontologo ed epidemiologo, dice: "La cucina di
Okinawa è in effetti molto sana. Ma anche molto, molto grassa".
Molte le ricette a base di maiale, importato 6 secoli fa dai cinesi e
consumato in tutte le sue parti: piedi di maiale bolliti, zuppa di
viscere, orecchie e così via accompagnati da verdure in insalata. Il
maiale è bollito per ore, e quindi messo a marinare in un miscuglio di
zucchero di canna e liquore di riso (awamori). Dopo di che viene
aggiunto alla zuppa o al riso (fritto con verdure). Il lardo viene
usato con tofu saltato accompagnato da vegetali freschi. Grazie alla
ridotta quantità di carne contenuta in ogni piatto e al metodo di
cottura, questa cucina, comunque varia e gustosa, non è poi così grassa.
Rispetto al Giappone, la dieta qui prevede il triplo della quantità di
carne, il 50 per cento in più di tofu e il 40 per cento in meno di
sale. Questo significa grassi e proteine che riducono la possibilità di
infarto, di molto superiore nei giapponesi, troppo legati a riso e
pesce, e da qualche tempo alle meno salubri delle cucine occidentali...
Il minore uso di sale e un buon apporto di vitamine e di fibre è dovuto
all'abitudine degli isolani di consumare verdura fresca e non
sottaceto, come usano i giapponesi.
Yukio Yamori, patologo dell'università di Kyoto, ha guidato uno studio
dell' OMS sul rapporto tra alimentazione e longevità in molte aree del
mondo, sostiene che la dieta di Okinawa andrebbe presa ad esempio: "Il
tofu e gli altri derivati della soia sono particolarmente ricchi di
isoflavonoidi, simili agli estrogeni che aiutano nell'assorbimento di
calcio è combattono l'osteoporosi. Studi effettuati su donne orientali
in menopausa hanno evidenziato come a un superiore consumo di soia
corrispondano ossa più dense e, per gli uomini, minore incidenza di
tumore alla prostata. Inoltre le alghe consumate, grazie agli acidi
grassi omega 3 contenuti (non solo nel pesce, quindi) riducono i rischi
di malattie cardiache".
Ma non solo cibo, come medicina: altra termine usato è "yuimaru".
Sostiene Sho, abitante del luogo: "lavoro e indipendenza sono
fondamentali per la nostra gente. Anche se i figli non vivono al
villaggio, gli anziani vogliono restarci il più a lungo possibile e
continuare a lavorare. E questo fino a 80-90 anni, per uomini e donne.
Un anziano potrà continuare a tenere aperto il suo negozio, a lavorare,
magari aiutato per alcune necessità da un vicino di casa più giovane.
Anche se la qualità del lavoro non fosse eccelsa, la solidarietà degli
altri sarebbe comunque assicurata, continuerebbero a far riferimento
alla persona almeno un minimo. Significa questo yuimaru: senso di
appartenenza, sapere di essere ancora necessari, la volgia e la
motivazione di continuare a lavorare anche passati i 100 anni di età.
Uno studio ha confrontato gli anziani di tre città:
Akita, una città del Giappone dove vivono parecchi discendenti di
immigrati da Okinawa
Naha, nel centro dell'isola di Okinawa
Ogimi, un villaggio nel nord di Okinawa, immutato nel tempo, dove gli
abitanti, con età media di 72 anni, passano la maggior parte dell'anno
all'aperto, passeggiando, coltivando l'orto o chiacchierando nei
cortili.
Dallo studio emergono dati interessanti. Chi vive a Naha e Ogimi soffre
meno di cancro, ipertensione, fratture all'anca, probabilmente grazie
al fatto che consuma poco sale e molta carne, verdura, tofu. La
sedentarietà è maggiore ad Akita, soprattutto per ragioni climatiche
meno favorevoli. Gli abitanti di Ogimi sono invece molto più attivi
fisicamente di quelli di Naha, dove il clima è praticamente lo stesso.
E si dichiarano anche i più felici.
La spiegazione è semplice. Ogimi ha subito una forte emigrazione
giovanile. I vecchi, restati soli, hanno creato dei forti legami con
gli altri. Al mattino per prima cosa spalancano la porta, e se qualcuno
non lo fa gli altri si recano subito a vedere cos'è successo. E' anche
questa socializzazione ad essere così importante per il benessere.
La storia di Ushi Okushima ne è la prova. Ha 95 anni ed è una donna
energica, una vita di lavoro nei campi. Quasi tutti i suoi parenti
vivono lontani, e sono loro a venirla a trovare. "Se mi allontanassi
per giorni, chi baderebbe alla mia fattoria? Non potrei mai vivere a
Naha, i miei amici sono qui. Nelle sere d'estate passeggiamo sulla
spiaggia, balliamo, beviamo, parliamo, anche per ore. Mi diverto. Se me
ne andassi a Naha, io morirei". È pomeriggio inoltrato quando Okushima
finisce di lavorare nell'orto e si avvia verso casa. Si ferma a parlare
con una vicina di 82 anni, che sta parcheggiando la bicicletta. Ad
Ogimi c'è un messaggio di benvenuto scolpito nella pietra, e le parole
sono quelle di un antico detto di Okinawa: "A 70 anni sei un bambino, a
80 un giovane. E se a 90 qualcuno dal paradiso ti invita a
raggiungerlo, rispondi: va vai, torna quando avrò 100 anni".